Grecia Usciti dalla Turchia, attraversiamo una dopo l'altra alcune piccole nazioni dei Balcani, trascorrendo solo alcuni giorni in ciascuna di esse. In Grecia, il primo contatto con la popolazione e' avvenuto durante una tranquilla notte di campeggio presso un'area di pic nic. Verso le dieci di sera un uomo ed una donna, arrivati con macchine diverse, si fermano ad amoreggiare a meno di un metro dalla nostra tenda, senza notarci. Quando li salutiamo „calispera“, si allarmano piu spaventati di noi puntandoci adosso un inutile accendino e se ne vanno imbarazzati.
Riguardo alla dieta, qui ci sentiamo piu' a nostro agio, visto che l'olio d'oliva e' tenuto in cosi' buona considerazione da essere donato perfino a Dio stesso.
Come in tutti i paesi che abbiamo attraversato, anche questo non fa eccezione in quanto ad animali morti al bordo della strada: cani, gatti, uccellini, porcospini e perfino tartarughe, che quando possiamo, traghettiamo dall'altra parte per salvarle. Macedonia 
Avvicinandoci al confine con la Macedonia vediamo i cartelli di indicazioni stradali per questo paese verniciate con croci nere e ci chiediamo se il posto di confine non sia stato chiuso a nostra insaputa. Una volta in Macedonia, vedendo un ragazzino con la maglietta „Fuck Greece“, veniamo a conoscenza delle dispute tra i due paesi, alla cui origine sta l'appartenenza del nome „Macedonia“: una nazione od una regione della Grecia del Nord. 
Varcato il confine con cosi' poche aspettative, questo paese ci ha subito stupito positivamente. Due stupendi laghi dominano il paesaggio delle verdeggianti colline del sud, coperte completamente da fitte foreste. In un piccolo paesino sulla riva del lago Ohrid passiamo due rilassanti giorni in compagnia degli austriaci Hanno e Christopher, esperti dei Balcani, e della bella macedone Anna. Lei ci mostra il suo visto Shengen che porta tra parentesi la nota "Europa tranne Grecia". 
A parte qualche tensione con la Grecia e qualche pregiudizio sugli albanesi, i Macedoni sembrano aperti e tolleranti, a tal punto da costruire chiese con campanile e minareto annessi. Cio' nonostante la religione predominante resta quella cristiana ortodossa, come dimostrano le oltre 300 chiese appollaiate nella citta' di Ohrid. 
Albania "Io non ho niente contro gli Albanesi, pero'...": e' con questa mentalita' che entriamo in Albania. Abbiamo deciso di imbarcarci in un'ultima avventura e seguire il consiglio dei nostri amici austriaci che ci portano nelle montagne nell'Albania del nord, invece che sulla costa, piu' sviluppata e moderna. Queste regioni sono state cosi' isolate, che nemmeno secoli di dominio ottamano sono riusciti a farvi penetrare l'Islam. 
D'improvviso ci sembra di essere tornati in Tadjikistan: strade sterrate, paesaggi incantevoli, villaggetti poverissimi, gente ospitale e generosa, e Mercedes scassate che superano asinelli impazziti. Solo la vista delle centinaia di Bunker di cemento, costruiti ovunque sotto il paranoico regime comunista, ricordano le vicissitudini di questo paese. 
Incontriamo due ragazzini che ci chiedono la pompa per gonfiare la ruota della loro bicicletta. Ci accorgiamo che la valvola e' rotta e gli regaliamo la nostra camera d'aria di scorta. Dopo averci ringraziato, uno di loro scappa ad una velocita' supersonica, per riprenderci, qualche tornante piu' in su, ed offrirci due lattine di bevenda energetica che aveva acquistato per noi al mercatino. 
Piantiamo la tenda in un delizioso praticello dall'erba tenuta corta dal pascolare delle mucche e dopo poco sentiamo una vecchietta sbraitare da una collina vicina senza capire se si stia rivolgendo a noi oppure no. Non appena ci raggiunge, ci fa capire che a noi spetta solo uno spazio ristretto, mentre il resto va lasciato libero per le sue bestie. 
Quando cala l'oscurita' vediamo dei botti che illuminano il cielo e scorgiamo dei veicoli che si avvicinano velocemente illuminando il bosco circostante con dei fari fortissimi. Subito pensiamo che sia scoppiata una guerra, dando sfogo al nostro pregiudizio sulla bellicosita' albanese. Quando ci accorgiamo che si tratta solo di un gruppo di cacciatori, lucidiamo i catarifrangenti della bicicletta e preghiamo di non venir scambiati per cerbiatti. 
Anche nei villaggi piu' piccoli, si trova sempre qualcuno che parli italiano. Le storie di questi albanesi espatriati si assomigliano tutte. Lasciati moglie e bambini per emigrare in Italia in cerca di un lavoro, dormono nei vagoni del treno o sotto i ponti per diversi anni, prima di riuscire a mettersi in regola e trovare un lavoro legale. Tutti sono grati all'Italia e ci tengono a sottolineare che sono molti gli albanesi onesti ma che ne bastano pochi per infangarne la reputazione. 
Pedaliamo dall'alba al tramonto su e giu per le montagne che circondano il lago artificiale Koman. Nei pochi ristoranti che incontriamo, quando chiediamo se hanno cibo, ci rispondono "Jo", annuendo. Solo dopo esserci seduti capiamo che in Albania questa e' la negazione, mentre per annuire dicono "po" e squotono il capo. Quindi niente cibo, tranne un pacchetto di patatine che ci deve bastare fino a sera. 
Alcuni ragazzi ci raccontano dei tempi del comunismo, quando per guardare la televisione italiana, dovevano estrarre le antenne solo al calar della notte, rischiando dieci anni di galera se visti dai vicini. Nel periodo che segui' la caduta della dittatura, invece, la situazione era cosi' caotica che tutti pescavano alla dinamite, che era piu' facile da procurarsi che un amo da pesca. Montenegro e Croazia 
Dopo una settimana nel nulla, raggiungiamo la costa adriatica in Montenegro. Spiaggie e strade sono cosi' affollate che dobbiamo installare un primitivo dispositivo anti-automobile che, tramite bastone e bandierina impedisce ai veicoli di passarci troppo vicino. 
Scappiamo da questo trambusto verso la tranquilla baia di Kotor, incorniciata da ripide pareti rocciose e paesini romantici. 
A Dubrovnik, incontriamo Marilu, la mamma di Cincio, che ci rinfresca la memoria in quanto a lussi e benessere (anche contribuendo al look di Romy) e ci accompagna in bicicletta sulle isole della Croazia. Stiamo per imbarcarci per Ancona, da dove pedaleremo gli ultimi chilometri che ci separano da casa... Se il 6 di settembre vedrete uno strano trabicolo con appesi sacchetti di plastica e bandierine, cavalcato da un cespuglietto abbronzato ed un barbuto pelle e ossa, fermatevi a salutarci, siamo noi!
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